LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - (pag. Le/XIX - 3 maggio 2019)

LECCE – Il libro di Attilio Scienza. Presentazione oggi, alle 17.30, nel ristorante Alex, nell’ambito dell’iniziativa “Sorsi e discorsi".

Inebriante viaggio tra vini, vigneti e narrazioni doc

Inebriante viaggio tra vini, vigneti e narrazioni doc



“La stirpe del vino” nelle pagine dell’ultimo libro di Attilio Scienza. L’opera, edita da Sperling&Kupfer, sarà presentata oggi, alle 17.30, nelle sale del ristorante Alex, a Lecce. Dialogherà con l’autore il senatore Dario Stefàno (modera la giornalista Rosaria Bianco).

La serata, organizzata nell’ambito dell’iniziativa “Sorsi e Discorsi” promossa da “La Puglia in Più”, sarà arricchita da degustazione di vini pugliesi e finger food della chef Alessandra Civilla.

Il volume di Scienza offre un avvincente viaggio alla scoperta della storia del vino e dei vitigni. “Oggi in Europa - viene spiegato - si contano circa diecimila vitigni, diversissimi fra loro, che discendono però da pochi avi fondatori”.

Al professore, docente all'Università di Milano, esperto internazionale di genetica della vite, autore di numerosi libri e pubblicazioni scientifiche, abbiamo rivolto alcune domande sui vitigni salentini più noti.

Nella storia del vino, quale il posto di Negroamaro e Primitivo?

I due vitigni, assieme all’Uva di Troia, testimoniano l’antico legame che essi hanno avuto con le popolazioni originarie. Sono vitigni che provengono dalla costa orientale dell’Adriatico che sono state colonizzate dai greci in epoca classica, prima delle coste pugliesi. Queste ultime erano abitate dai Dauni, Peuceti e Messapi, ostili all’arrivo dei greci che, invece, si erano spostati nell’arco ionico (Taranto), dove furono accolti più favorevolmente dagli Enotri.

Qual è l’origine del Negroamaro?

La semantica della parola potrebbe indicare il rafforzamento del colore (amaro da mavro, nero in greco), cioè “nero nero” e, quindi, un’origine greca.

I vitigni si sono incrociati, evoluti e moltiplicati. È stato così anche per i nostri autoctoni?

In effetti i vitigni che oggi coltiviamo o che sono conservati nelle collezioni sono il risultato di ripetuti incroci spontanei. L’uomo ha solamente selezionato quelli che corrispondevano ai suoi obbiettivi culturali o edonistici... (continua) 
Rosario Faggiano

Articolo integrale pubblicato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. Lecce