ROSARIOFAGGIANO.IT - NEWS – 8 aprile 2019
GUAGNANO – La manifestazione organizzata dal Pd ad un anno dalla scomparsa dell’ex sindaco
La serata dedicata a Franco Palazzo, un momento per ripercorrere “una storia di buona politica”
GUAGNANO – La figura di uomo, di politico e di amministratore dell’ex sindaco Franco Palazzo nel ricordo di coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato.
Si è svolta con tante adesioni, di pubblico e di testimonianze, la serata organizzata il 4 aprile scorso, nell’aula consiliare “Aldo Moro”, dal Circolo cittadino del Partito democratico. Si è trattato di una commemorazione emozionante ed intensa.
Sono intervenuti François Imperiale, segretario cittadino Pd, Dino Sorrento, sindaco di Guagnano, Ippazio Morciano, segretario provinciale Pd, don Giovanni Prete, parroco di Guagnano, Giuseppe Taurino, sindaco di Trepuzzi, già deputato e consigliere regionale, Alberto Maritati, magistrato e senatore Pd per più legislature, Salvatore Capone, già sindaco di San Cesario di Lecce e deputato Pd nella scorsa legislatura, Cosimo Palmisano, ex sindaco di Guagnano, Egidio Zacheo, sindaco uscente di Campi Salentina, Angelo Metrangolo, esperto in politiche di sviluppo locale ed assessore ai servizi sociali delle Giunte Palazzo.
Tutti gli interventi sono apprezzati dal numeroso pubblico presente. Alla conclusione della manifestazione, a Maria Rosaria Totaro, moglie di Franco Palazzo, gli organizzatori hanno consegnato un omaggio floreale e un’opera dell’artista guagnanese Mario Miccoli. Anche l’Amministrazione ha voluto consegnare ai familiari un omaggio floreale. La signora Totaro ha chiuso la serata esprimendo ai promotori, ai relatori e a tutto il pubblico un sentito e commosso ringraziamento.
Si è svolta con tante adesioni, di pubblico e di testimonianze, la serata organizzata il 4 aprile scorso, nell’aula consiliare “Aldo Moro”, dal Circolo cittadino del Partito democratico. Si è trattato di una commemorazione emozionante ed intensa.
Sono intervenuti François Imperiale, segretario cittadino Pd, Dino Sorrento, sindaco di Guagnano, Ippazio Morciano, segretario provinciale Pd, don Giovanni Prete, parroco di Guagnano, Giuseppe Taurino, sindaco di Trepuzzi, già deputato e consigliere regionale, Alberto Maritati, magistrato e senatore Pd per più legislature, Salvatore Capone, già sindaco di San Cesario di Lecce e deputato Pd nella scorsa legislatura, Cosimo Palmisano, ex sindaco di Guagnano, Egidio Zacheo, sindaco uscente di Campi Salentina, Angelo Metrangolo, esperto in politiche di sviluppo locale ed assessore ai servizi sociali delle Giunte Palazzo.
Tutti gli interventi sono apprezzati dal numeroso pubblico presente. Alla conclusione della manifestazione, a Maria Rosaria Totaro, moglie di Franco Palazzo, gli organizzatori hanno consegnato un omaggio floreale e un’opera dell’artista guagnanese Mario Miccoli. Anche l’Amministrazione ha voluto consegnare ai familiari un omaggio floreale. La signora Totaro ha chiuso la serata esprimendo ai promotori, ai relatori e a tutto il pubblico un sentito e commosso ringraziamento.

Dei vari interventi che si sono succeduti durante la serata, di seguito si pubblicano quelli ricevuti da François Imperiale ed Angelo Metrangolo.
Intervento di François Imperiale
“Una stagione politica che ha segnato in modo indelebile la storia non solo del centro-sinistra cittadino, ma di tutta la nostra comunità”.
Perché ricordare Franco Palazzo? Sicuramente perché è doveroso nei suoi confronti, per ciò che ha rappresentato; nei confronti della sua famiglia a cui porgiamo i nostri più affettuosi saluti, a cominciare da Maria Rosaria, Cosimo, Francesco, con i quali abbiamo condiviso tutto il percorso organizzativo che ci ha portati a questa serata.
Ma è doveroso nei confronti di una stagione politica che ha segnato in modo indelebile la storia non solo del centro-sinistra cittadino ma, e lo dico senza timore di smentita alcuna, di tutta la nostra comunità.
Non sarò io questa sera a ripercorrere i vari passaggi di quella stagione, toccherà ad altri farlo, con dovizie di particolari e non senza una certa emozione.
Spettava però al Partito democratico, che in questo momento mi onoro di rappresentare, organizzare una seria ed approfondita riflessione su ciò che, sotto diversi aspetti, ha rappresentato quella stagione politico-amministrativa.
Mi preme subito sottolineare che facciamo tutto ciò non con lo spirito di chi si rassegna a vivere di ricordi, seppur bellissimi e indelebili per molte delle persone presenti in questa sala. Questa non è, non vuole essere un’operazione nostalgia.
Facciamo ciò nella consapevolezza di chi deve guardare a quella fase politica non con la testa rivolta all’indietro, ma con la voglia, la determinazione e la responsabilità di dare a quella storia la dimensione che merita. Una storia da cui ripartire, prendere esempio e farla diventare energia vitale per aprire una nuova stagione.
Una stagione nuova non solo all’interno del centro-sinistra, ma soprattutto nei rapporti tra il centro-sinistra e l’intera comunità, in tutte le sue articolazioni.
Franco Palazzo è stato un uomo di parte, un uomo profondamente radicato dentro certi valori e certi principi. Ma una delle eredità più grandi di quell’esperienza sta nella capacità di aver saputo rappresentare un’intera comunità.
Franco Palazzo è stato anche, se non soprattutto, uno stile di stare in campo: un impareggiabile garbo istituzionale nei rapporti con i suoi compagni di viaggio, nei rapporti con i dipendenti comunali, nei rapporti con gli avversari politici.
Ma è doveroso ricordare che quell’esperienza è stata rappresentata non solo da un singolo, ma da una squadra coesa, mix di energie nuove e di esperienza politica, che hanno saputo dare innovazione e stabilità. Una stabilità garantita da chi ha saputo proteggere ed accompagnare quella azione amministrativa.
Una squadra che fin da subito, partendo da un’attenzione quasi maniacale ai conti pubblici da parte del suo leader, ha agito avendo ben in mente un preciso progetto di sviluppo per la nostra comunità, da realizzare con gradualità e serietà durante lo svolgersi dei due mandati, dal 1995 al 2004.
Ecco perché questa serata è per Franco, per la sua famiglia, ma lo è per tutti noi.
Specie per coloro, tra noi, che oggi, a vari livelli e dentro ruoli differenti, sono chiamati a ricoprire incarichi politici ed amministrativi con senso di responsabilità, con serietà e rigore.
Questa sera avrò il piacere di introdurre gli interventi di chi, sotto diversi aspetti, ha condiviso con Franco pezzi di strada. Una strada che è diventata storia, una storia di buona politica che diventa patrimonio di ognuno di noi e ad ognuno di noi spetta il compito di ricordarla, proteggerla e valorizzarla, proiettandola verso il futuro. Grazie.
Ma è doveroso nei confronti di una stagione politica che ha segnato in modo indelebile la storia non solo del centro-sinistra cittadino ma, e lo dico senza timore di smentita alcuna, di tutta la nostra comunità.
Non sarò io questa sera a ripercorrere i vari passaggi di quella stagione, toccherà ad altri farlo, con dovizie di particolari e non senza una certa emozione.
Spettava però al Partito democratico, che in questo momento mi onoro di rappresentare, organizzare una seria ed approfondita riflessione su ciò che, sotto diversi aspetti, ha rappresentato quella stagione politico-amministrativa.
Mi preme subito sottolineare che facciamo tutto ciò non con lo spirito di chi si rassegna a vivere di ricordi, seppur bellissimi e indelebili per molte delle persone presenti in questa sala. Questa non è, non vuole essere un’operazione nostalgia.
Facciamo ciò nella consapevolezza di chi deve guardare a quella fase politica non con la testa rivolta all’indietro, ma con la voglia, la determinazione e la responsabilità di dare a quella storia la dimensione che merita. Una storia da cui ripartire, prendere esempio e farla diventare energia vitale per aprire una nuova stagione.
Una stagione nuova non solo all’interno del centro-sinistra, ma soprattutto nei rapporti tra il centro-sinistra e l’intera comunità, in tutte le sue articolazioni.
Franco Palazzo è stato un uomo di parte, un uomo profondamente radicato dentro certi valori e certi principi. Ma una delle eredità più grandi di quell’esperienza sta nella capacità di aver saputo rappresentare un’intera comunità.
Franco Palazzo è stato anche, se non soprattutto, uno stile di stare in campo: un impareggiabile garbo istituzionale nei rapporti con i suoi compagni di viaggio, nei rapporti con i dipendenti comunali, nei rapporti con gli avversari politici.
Ma è doveroso ricordare che quell’esperienza è stata rappresentata non solo da un singolo, ma da una squadra coesa, mix di energie nuove e di esperienza politica, che hanno saputo dare innovazione e stabilità. Una stabilità garantita da chi ha saputo proteggere ed accompagnare quella azione amministrativa.
Una squadra che fin da subito, partendo da un’attenzione quasi maniacale ai conti pubblici da parte del suo leader, ha agito avendo ben in mente un preciso progetto di sviluppo per la nostra comunità, da realizzare con gradualità e serietà durante lo svolgersi dei due mandati, dal 1995 al 2004.
Ecco perché questa serata è per Franco, per la sua famiglia, ma lo è per tutti noi.
Specie per coloro, tra noi, che oggi, a vari livelli e dentro ruoli differenti, sono chiamati a ricoprire incarichi politici ed amministrativi con senso di responsabilità, con serietà e rigore.
Questa sera avrò il piacere di introdurre gli interventi di chi, sotto diversi aspetti, ha condiviso con Franco pezzi di strada. Una strada che è diventata storia, una storia di buona politica che diventa patrimonio di ognuno di noi e ad ognuno di noi spetta il compito di ricordarla, proteggerla e valorizzarla, proiettandola verso il futuro. Grazie.
François Imperiale
segretario cittadino Pd
segretario cittadino Pd
Intervento di Angelo Metrangolo
“Franco Palazzo, interprete di un metodo aperto, corale, inclusivo e marchiato da profonda onesta trasparenza”
Il più e il meno sono segni della contabilità, della partita doppia dare/avere.
Qui ricordiamo lo scorrere del tempo.
Il Più è già arrivato, era un vento di corsa alle spalle spingendo innanzi,
sparecchiando tavole, sfruttando inquilini, stringendo appigli e libri.
Il Più è stato giovane e indurito come un callo.
Il Meno governa il presente e mantiene quello che dice.
Il Meno è sobrio, risoluto perché deve condurre fino in fondo.
(Da Il più e il meno, di Erri De Luca)
Queste parole, a mio avviso tracciano bene ed in modo appropriato, il profilo di Franco … e di quella esperienza di vita e di governo.
Ho trascorso questi giorni tra i tanti ricordi, immaginando come se lui scrivesse a noi, pertanto ho scritto esattamente come faceva lui, perché non parlava mai a braccio, per non essere tradito dall’emozione o dall’errore.
Un saluto ed un abbraccio affettuoso e commosso a Maria Rosaria, Cosimo e Francesco e ai familiari tutti del compianto Franco Palazzo, sindaco di questa comunità dal 1995 al 2004.
Un saluto al sindaco e alle autorità presenti.
Un saluto agli illustri ospiti e ai testimoni di quella stagione politica e amministrativa.
Un saluto amichevole ed affettuoso ai funzionari e ai dipendenti comunali, attuali e in congedo, che in quella lunga parentesi amministrativa, con il loro impegno premuroso, straordinario ed eccezionale, sono stati lo strumento organizzativo e funzionale, più importante ed efficace, per raggiungere gli obiettivi di governo prefissati da quelle amministrazioni.
Un saluto ed un ricordo indirizziamo fin lassù, a chi, protagonista di quella esperienza, ci ha lasciato prematuramente al pari del carissimo Franco, Fernando Calcagni e Francesco Guerrieri.
Un saluto ai concittadini presenti, protagonisti attivi e silenziosi di quel tempo e di oggi, che con i loro gesti e il loro ricordo alimentano e scrivono la storia della nostra comunità.
Ringrazio il Partito Democratico, nel quale milito sin dalla sua nascita, per avermi affidato questo intervento di ricordo, questo collettivo sguardo all’indietro, al passato, ad una vivida memoria, così profonda e anche così rivolta al futuro, perché lo sguardo, il ricordo e la memoria sono lustri, che servono a raccontare un’esperienza, una storia, e insegna e aiuta a tracciare solchi verso il futuro della nostra comunità e di ognuno di noi.
Siamo sicuramente orfani di alcuni protagonisti di quella vicenda amministrativa e politica, ma rimaniamo senz’altro forti e ricchi di quella, a parer nostro e di molti altri, esperienza di buona politica, di quel clima così gentile e fraterno, di quel decennio così carico di risultati, che rinfranca l’animo e rilancia l’impegno verso il domani, dando testimone e testimonianza al prossimo, al futuro.
Sfogliando il libro della memoria collettiva di questa comunità è impossibile non soffermarsi sulle pagine che toccano quel decennio 1994/2004, quel voltar di secolo, nel quale si respiravano tempi difficili per la politica e per il governo della cosa pubblica. Una sfiducia diffusa aleggiava nei respiri del vivere quotidiano, e in quella così particolare congiuntura, Guagnano, il suo popolo, fece una scelta di grande maturità, chiamò quella operosa riservatezza, di padre e insegnante, quella apparente ruvidità caratteriale, quella personale penombra di Franco Palazzo e lo scelse come primo cittadino, come coordinatore di un gruppo diffuso, di una squadra, come animatore di una nuova stagione capace di ridare a quella funzione civica, politica e di governo, un rinnovato spirito di servizio, un ritrovato senso di fiducia, di affidabilità e di coesione sociale.
Era di parte Franco, quella parte dove abitualmente risiede il cuore, vicino al suo colore, alla sua storia, ma lontanissimo dal particolare, dalle cerchie ristrette, aveva innumerevoli occhi pari agli orecchi, come di chi sapeva guardare al generale, all’orizzonte di tutti, interesse supremo della democrazia, di chi sapeva ascoltare l’altro, chiunque fosse, senza aggettivi e limiti, di chi teneva nelle mani la percezione del sentimento e del bisogno popolare, nutrimento per esercitare il suo ruolo di guida e per la nostra azione.
Trovammo la chimica giusta, reazione di sogni, entusiasmo e impegno, fummo fortunati, ma anche pronti e preparati di fronte alle responsabilità che ci attendevano, accompagnati dalla stella polare dei valori del pensiero progressista, socialista e cattolico popolare, che alimentava e sosteneva le nostre coscienze e il fare delle nostre teste e delle nostre mani, non a caso “Democrazia e Progresso” fu lo slogan che scegliemmo per attraversare quel decennio.
Pertanto, oggi, questo momento, non vuole essere una celebrazione sorda, che mette solo in archivio bei fotogrammi scampati alla distruzione, o al vanto, ma la narrazione di un noi, in tempi di solisti e solitari, di una squadra, che ha avuto in Franco il riferimento primario, il punto di massima espressione ed equilibrio, nel carattere e nell’operosità, arricchito da un contorno di uomini di grande esperienza e competenza, moderati nei toni e pronti alla forza e alla radicalità del cambiamento, espresso con accenti più marcati dai giovani di allora … era appunto la chimica giusta, un afflato indimenticabile.
Vuole essere anche la narrazione di un metodo, da Franco diretto e interpretato, così aperto, corale, inclusivo e marchiato da profonda onesta e trasparenza sia nella conduzione degli organi di governo sia nel rapporto con la cittadinanza, della quale spesso si sentiva la necessità di ascoltarne la proposta, la critica, il lamento, e il bisogno di darne conto delle scelte operate e degli effetti prodotti.
Numeri, cifre ed elenchi erano per Franco, come la lista della spesa fatta e da fare, era un assillo costante il render conto, come pratica di governo, render conto dei servizi attivati, delle opere realizzate, pertanto l’Informazione puntuale, l’istituzione delle consulte, l’incontro periodico e organizzato con la comunità, nei luoghi di aggregazione e nelle piazze facevano poi da corollario a orecchie attente che ascoltavano e mani corali che facevano per la comunità.
Coralità, inclusione e apertura, concetti centrali nella filosofia di quell’azione di governo, che davano origine ad un costante dialogo con le istituzioni locali come scuola (della quale Franco era attentissimo custode), il distretto sociosanitario, le parrocchie, la proloco, ed ancora con le forze dell’ordine, con il mondo del volontariato e dell’associazionismo sociale, culturale e sportivo (tra l’altro Franco promosse nel nostro comune la costituzione dell’ANT – Assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione oncologica), con le forze sindacali dei lavoratori e delle imprese, un dialogo intenso e fattivo, improntato alla costruzione di intese operative per raggiungere maggiori livelli di efficacia delle politiche pubbliche locali e un più apprezzabile miglioramento della qualità della vita dei cittadini e della comunità nel suo complesso.
Una coralità dimostrata inoltre dal gioco di squadra, provata dal fatto che ai consiglieri del gruppo di governo furono affidate da Franco precise deleghe amministrative, in base alle competenze, alle sensibilità e alle necessità che il paese aveva, ed il confine tra giunta, assessori e consiglieri era davvero molto labile, quasi paritario, le giunte erano sempre aperte ai consiglieri delegati, per un confronto continuo e costruttivo.
Rigore, sobrietà e giustizia sociale, hanno abitato l’impegno di Franco ed il nostro; Franco sovraintendeva con assoluta meticolosità, le pieghe di quel caratteristico fare amministrativo, di prassi e procedimenti, dove la composizione delle volontà era orientata esclusivamente al bene comune, proprio al bene al quale tutti dovevano contribuire, e al quale tutti indistintamente, al di là dell’appartenenza, per saperi e competenze, sono stati chiamati a contribuire.
Franco era un maestro concertatore, arbitro attento, scrupoloso e a tratti severo nei confronti di chi travalicava mandato e ruolo, ma soprattutto consentiva a tutte le risorse che possedeva quella squadra di esprimere il meglio e di sprigionare le migliori energie, l’entusiasmo e la passione per il bene comune e le accompagnava con forza e decisione, la sua presenza non mancava mai, ed era sempre segno tangibile e assoluto di quella coralità, un vero sigillo, dove l’iniziativa e l’azione del singolo erano sostenute dalla squadra, dal gruppo.
Di misurate parole, quelle giuste e necessarie, delle quali aveva sicurezza e profonda convinzione, confortate sempre da esperienze, dati e numeri, si proprio numeri, quelli che maneggiava con abilità e padronanza, a testimonianza del fatto che in quel pragmatismo economico e finanziario, di entrate e uscite, di quel dare e avere del bilancio pubblico, erano concentrati sacrifici e aspettative di una cittadinanza, alla quale occorreva restituire una migliore qualità della vita, cosa peraltro non sempre possibile.
Sotto la guida autorevole e decisa di Franco, in quella stagione, non vi fu settore dell’amministrazione che non fu toccato dalla copiosa e incessante attività di governo, certamente si sarebbe potuto fare di più in alcun settori, senz’altro si, possiamo ben dire però che in nessun settore vi fu disattenzione o trascuratezza.
In suo ricordo e per il suo impegno, per tutti coloro che di quella stagione di buona politica sono stati attori e protagonisti, per la storia di questa comunità, scritta a più mani e a più voci nell’avvicendarsi dei tempi e degli eventi che la caratterizzano, meritano di essere enunciati molto sommariamente i campi di lavoro più importanti ed alcune significative realizzazioni, raccolte più dettagliatamente e con puntualità in un documentato denominato “Consuntivo Amministrazione Palazzo – 1995/2004”, che molti ricordano, redatto personalmente da Franco.
Il risanamento idrogeologico del territorio e del patrimonio comunale, compresi i cimiteri (dei quali Franco nutriva un personale orgoglio per l’indotto di maestranze che mettevano in moto), correvano di pari passo con le infrastrutture materiali per lo sviluppo, come l’ampliamento della zona industriale, e quelle immateriali come le iniziative promozionali per sostenere le aziende locali (tra le quali la ripresa della mostra mercato di ottobre – per dare lustro ai talenti, ai saperi e alle tipicità del nostro territorio) . Nei lavori pubblici, Franco amava ripetere sempre, tutti i tecnici hanno ricevuto, attraverso gli incarichi, l’opportunità di contribuire al bene del paese.
Una attenzione e una cura maniacale alla gestione dei servizi essenziali soprattutto del decoro urbano: il verde pubblico, la raccolta dei rifiuti e la manutenzione ordinaria, rappresentavano per Franco, come per noi, la carta d’identità di un paese civile, e non era difficile incontrarlo in giro, sul territorio, per quella sua abituale, attenta e premurosa, attività di ricognizione sull’andamento generale dei servizi.
Con la realizzazione della sala consiliare la democrazia e la cultura locale trovano un appropriato e confortevole luogo per un adeguato esercizio e per una ampia diffusione (dalla cerimonia di inaugurazione è ritratta l’immagine di Franco del manifesto invito).
Accanto alla creazione e al recupero degli spazi di aggregazione come le ville, le piazze e i larghi, necessari ad una migliore vivibilità urbana, fu organizzato un forte welfare locale, molto apprezzato dalla cittadinanza, per valorizzare le risorse della persona e affrontare le mille facce della marginalità e della povertà. L’istituzione del servizio sociale di base e l’assunzione in ruolo dell’assistente sociale, insieme alla realizzazione di una rete di servizi socio educativi e socio assistenziali per l’infanzia e l’adolescenza, per la famiglia e gli anziani, condotta da innovative professionalità ed eccellenti operatori, erano un vanto per Franco, perché il livello di inclusione e protezione sociale era molto alto e si percepiva forte.
Uscendo poi dal perimetro del nostro paese, l’immagine di quel fare amministrazione era riconosciuto nel comprensorio del Nord Salento, la capacità e le doti di Franco erano diffusamente apprezzate e stimate.
Quelle amministrazioni concorsero alla istituzione dell’Unione dei comuni del Nord Salento, nella quale a Guagnano fu affidata la conduzione dell’Assessorato allo sviluppo locale, contribuendo alla definizione della più importante e ambiziosa idea di sviluppo gli ultimi anni ossia la creazione del Parco del Negroamaro. Parteciparono attivamente inoltre alla nascita del GAL Terra d’Arneo per lo sviluppo rurale e la diversificazione dell’economia agricola.
Un noto sociologo, negli anni in cui muovevamo i primi passi, con le maniche rimboccate, scrisse “Il compito che incombe sul primo mondo (quello ricco) nel decennio prossimo venturo è quello di far quadrare il cerchio fra la creazione di ricchezza, coesione sociale e libertà politica. La quadratura del cerchio è impossibile; ma ci si può avvicinare, e un progetto realistico di promozione del benessere sociale non può avere obiettivi più ambiziosi”. Questa era la grande ambizione che ha guidato Franco e la sua squadra negli anni di governo: una forte mano a chi stava indietro avrebbe prodotto, senza dubbi ed esitazioni, un passo in avanti di tutti … avanti insieme.
Oggi, mentre spolveriamo questo ricordo, scolpito di segni mai usurati dal tempo, per tirarlo a lucido e renderlo ancor più vivo, pensiamo a lui, a Franco, in un modo più speciale del solito, e ci piace immaginarlo seduto dietro quella scrivania, con il suo giaccone incollato come una seconda pelle, gli occhiali in punta di naso per una rituale e indaffarata messa a fuoco di carte e numeri, gli occhi liberi di guardare in tutte le direzioni, con le sue guance arrossate di gioia, ansia e fatica, l’agenda aperta e la inseparabile Montblanc nera tra le mani che con un sorriso appena accennato, ma di luminosa espressività, ci saluta, saluta il suo popolo, la sua comunità. Grazie Sindaco, grazie ancora carissimo Franco, ancora grazie, da tutti noi.
Ho trascorso questi giorni tra i tanti ricordi, immaginando come se lui scrivesse a noi, pertanto ho scritto esattamente come faceva lui, perché non parlava mai a braccio, per non essere tradito dall’emozione o dall’errore.
Un saluto ed un abbraccio affettuoso e commosso a Maria Rosaria, Cosimo e Francesco e ai familiari tutti del compianto Franco Palazzo, sindaco di questa comunità dal 1995 al 2004.
Un saluto al sindaco e alle autorità presenti.
Un saluto agli illustri ospiti e ai testimoni di quella stagione politica e amministrativa.
Un saluto amichevole ed affettuoso ai funzionari e ai dipendenti comunali, attuali e in congedo, che in quella lunga parentesi amministrativa, con il loro impegno premuroso, straordinario ed eccezionale, sono stati lo strumento organizzativo e funzionale, più importante ed efficace, per raggiungere gli obiettivi di governo prefissati da quelle amministrazioni.
Un saluto ed un ricordo indirizziamo fin lassù, a chi, protagonista di quella esperienza, ci ha lasciato prematuramente al pari del carissimo Franco, Fernando Calcagni e Francesco Guerrieri.
Un saluto ai concittadini presenti, protagonisti attivi e silenziosi di quel tempo e di oggi, che con i loro gesti e il loro ricordo alimentano e scrivono la storia della nostra comunità.
Ringrazio il Partito Democratico, nel quale milito sin dalla sua nascita, per avermi affidato questo intervento di ricordo, questo collettivo sguardo all’indietro, al passato, ad una vivida memoria, così profonda e anche così rivolta al futuro, perché lo sguardo, il ricordo e la memoria sono lustri, che servono a raccontare un’esperienza, una storia, e insegna e aiuta a tracciare solchi verso il futuro della nostra comunità e di ognuno di noi.
Siamo sicuramente orfani di alcuni protagonisti di quella vicenda amministrativa e politica, ma rimaniamo senz’altro forti e ricchi di quella, a parer nostro e di molti altri, esperienza di buona politica, di quel clima così gentile e fraterno, di quel decennio così carico di risultati, che rinfranca l’animo e rilancia l’impegno verso il domani, dando testimone e testimonianza al prossimo, al futuro.
Sfogliando il libro della memoria collettiva di questa comunità è impossibile non soffermarsi sulle pagine che toccano quel decennio 1994/2004, quel voltar di secolo, nel quale si respiravano tempi difficili per la politica e per il governo della cosa pubblica. Una sfiducia diffusa aleggiava nei respiri del vivere quotidiano, e in quella così particolare congiuntura, Guagnano, il suo popolo, fece una scelta di grande maturità, chiamò quella operosa riservatezza, di padre e insegnante, quella apparente ruvidità caratteriale, quella personale penombra di Franco Palazzo e lo scelse come primo cittadino, come coordinatore di un gruppo diffuso, di una squadra, come animatore di una nuova stagione capace di ridare a quella funzione civica, politica e di governo, un rinnovato spirito di servizio, un ritrovato senso di fiducia, di affidabilità e di coesione sociale.
Era di parte Franco, quella parte dove abitualmente risiede il cuore, vicino al suo colore, alla sua storia, ma lontanissimo dal particolare, dalle cerchie ristrette, aveva innumerevoli occhi pari agli orecchi, come di chi sapeva guardare al generale, all’orizzonte di tutti, interesse supremo della democrazia, di chi sapeva ascoltare l’altro, chiunque fosse, senza aggettivi e limiti, di chi teneva nelle mani la percezione del sentimento e del bisogno popolare, nutrimento per esercitare il suo ruolo di guida e per la nostra azione.
Trovammo la chimica giusta, reazione di sogni, entusiasmo e impegno, fummo fortunati, ma anche pronti e preparati di fronte alle responsabilità che ci attendevano, accompagnati dalla stella polare dei valori del pensiero progressista, socialista e cattolico popolare, che alimentava e sosteneva le nostre coscienze e il fare delle nostre teste e delle nostre mani, non a caso “Democrazia e Progresso” fu lo slogan che scegliemmo per attraversare quel decennio.
Pertanto, oggi, questo momento, non vuole essere una celebrazione sorda, che mette solo in archivio bei fotogrammi scampati alla distruzione, o al vanto, ma la narrazione di un noi, in tempi di solisti e solitari, di una squadra, che ha avuto in Franco il riferimento primario, il punto di massima espressione ed equilibrio, nel carattere e nell’operosità, arricchito da un contorno di uomini di grande esperienza e competenza, moderati nei toni e pronti alla forza e alla radicalità del cambiamento, espresso con accenti più marcati dai giovani di allora … era appunto la chimica giusta, un afflato indimenticabile.
Vuole essere anche la narrazione di un metodo, da Franco diretto e interpretato, così aperto, corale, inclusivo e marchiato da profonda onesta e trasparenza sia nella conduzione degli organi di governo sia nel rapporto con la cittadinanza, della quale spesso si sentiva la necessità di ascoltarne la proposta, la critica, il lamento, e il bisogno di darne conto delle scelte operate e degli effetti prodotti.
Numeri, cifre ed elenchi erano per Franco, come la lista della spesa fatta e da fare, era un assillo costante il render conto, come pratica di governo, render conto dei servizi attivati, delle opere realizzate, pertanto l’Informazione puntuale, l’istituzione delle consulte, l’incontro periodico e organizzato con la comunità, nei luoghi di aggregazione e nelle piazze facevano poi da corollario a orecchie attente che ascoltavano e mani corali che facevano per la comunità.
Coralità, inclusione e apertura, concetti centrali nella filosofia di quell’azione di governo, che davano origine ad un costante dialogo con le istituzioni locali come scuola (della quale Franco era attentissimo custode), il distretto sociosanitario, le parrocchie, la proloco, ed ancora con le forze dell’ordine, con il mondo del volontariato e dell’associazionismo sociale, culturale e sportivo (tra l’altro Franco promosse nel nostro comune la costituzione dell’ANT – Assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione oncologica), con le forze sindacali dei lavoratori e delle imprese, un dialogo intenso e fattivo, improntato alla costruzione di intese operative per raggiungere maggiori livelli di efficacia delle politiche pubbliche locali e un più apprezzabile miglioramento della qualità della vita dei cittadini e della comunità nel suo complesso.
Una coralità dimostrata inoltre dal gioco di squadra, provata dal fatto che ai consiglieri del gruppo di governo furono affidate da Franco precise deleghe amministrative, in base alle competenze, alle sensibilità e alle necessità che il paese aveva, ed il confine tra giunta, assessori e consiglieri era davvero molto labile, quasi paritario, le giunte erano sempre aperte ai consiglieri delegati, per un confronto continuo e costruttivo.
Rigore, sobrietà e giustizia sociale, hanno abitato l’impegno di Franco ed il nostro; Franco sovraintendeva con assoluta meticolosità, le pieghe di quel caratteristico fare amministrativo, di prassi e procedimenti, dove la composizione delle volontà era orientata esclusivamente al bene comune, proprio al bene al quale tutti dovevano contribuire, e al quale tutti indistintamente, al di là dell’appartenenza, per saperi e competenze, sono stati chiamati a contribuire.
Franco era un maestro concertatore, arbitro attento, scrupoloso e a tratti severo nei confronti di chi travalicava mandato e ruolo, ma soprattutto consentiva a tutte le risorse che possedeva quella squadra di esprimere il meglio e di sprigionare le migliori energie, l’entusiasmo e la passione per il bene comune e le accompagnava con forza e decisione, la sua presenza non mancava mai, ed era sempre segno tangibile e assoluto di quella coralità, un vero sigillo, dove l’iniziativa e l’azione del singolo erano sostenute dalla squadra, dal gruppo.
Di misurate parole, quelle giuste e necessarie, delle quali aveva sicurezza e profonda convinzione, confortate sempre da esperienze, dati e numeri, si proprio numeri, quelli che maneggiava con abilità e padronanza, a testimonianza del fatto che in quel pragmatismo economico e finanziario, di entrate e uscite, di quel dare e avere del bilancio pubblico, erano concentrati sacrifici e aspettative di una cittadinanza, alla quale occorreva restituire una migliore qualità della vita, cosa peraltro non sempre possibile.
Sotto la guida autorevole e decisa di Franco, in quella stagione, non vi fu settore dell’amministrazione che non fu toccato dalla copiosa e incessante attività di governo, certamente si sarebbe potuto fare di più in alcun settori, senz’altro si, possiamo ben dire però che in nessun settore vi fu disattenzione o trascuratezza.
In suo ricordo e per il suo impegno, per tutti coloro che di quella stagione di buona politica sono stati attori e protagonisti, per la storia di questa comunità, scritta a più mani e a più voci nell’avvicendarsi dei tempi e degli eventi che la caratterizzano, meritano di essere enunciati molto sommariamente i campi di lavoro più importanti ed alcune significative realizzazioni, raccolte più dettagliatamente e con puntualità in un documentato denominato “Consuntivo Amministrazione Palazzo – 1995/2004”, che molti ricordano, redatto personalmente da Franco.
Il risanamento idrogeologico del territorio e del patrimonio comunale, compresi i cimiteri (dei quali Franco nutriva un personale orgoglio per l’indotto di maestranze che mettevano in moto), correvano di pari passo con le infrastrutture materiali per lo sviluppo, come l’ampliamento della zona industriale, e quelle immateriali come le iniziative promozionali per sostenere le aziende locali (tra le quali la ripresa della mostra mercato di ottobre – per dare lustro ai talenti, ai saperi e alle tipicità del nostro territorio) . Nei lavori pubblici, Franco amava ripetere sempre, tutti i tecnici hanno ricevuto, attraverso gli incarichi, l’opportunità di contribuire al bene del paese.
Una attenzione e una cura maniacale alla gestione dei servizi essenziali soprattutto del decoro urbano: il verde pubblico, la raccolta dei rifiuti e la manutenzione ordinaria, rappresentavano per Franco, come per noi, la carta d’identità di un paese civile, e non era difficile incontrarlo in giro, sul territorio, per quella sua abituale, attenta e premurosa, attività di ricognizione sull’andamento generale dei servizi.
Con la realizzazione della sala consiliare la democrazia e la cultura locale trovano un appropriato e confortevole luogo per un adeguato esercizio e per una ampia diffusione (dalla cerimonia di inaugurazione è ritratta l’immagine di Franco del manifesto invito).
Accanto alla creazione e al recupero degli spazi di aggregazione come le ville, le piazze e i larghi, necessari ad una migliore vivibilità urbana, fu organizzato un forte welfare locale, molto apprezzato dalla cittadinanza, per valorizzare le risorse della persona e affrontare le mille facce della marginalità e della povertà. L’istituzione del servizio sociale di base e l’assunzione in ruolo dell’assistente sociale, insieme alla realizzazione di una rete di servizi socio educativi e socio assistenziali per l’infanzia e l’adolescenza, per la famiglia e gli anziani, condotta da innovative professionalità ed eccellenti operatori, erano un vanto per Franco, perché il livello di inclusione e protezione sociale era molto alto e si percepiva forte.
Uscendo poi dal perimetro del nostro paese, l’immagine di quel fare amministrazione era riconosciuto nel comprensorio del Nord Salento, la capacità e le doti di Franco erano diffusamente apprezzate e stimate.
Quelle amministrazioni concorsero alla istituzione dell’Unione dei comuni del Nord Salento, nella quale a Guagnano fu affidata la conduzione dell’Assessorato allo sviluppo locale, contribuendo alla definizione della più importante e ambiziosa idea di sviluppo gli ultimi anni ossia la creazione del Parco del Negroamaro. Parteciparono attivamente inoltre alla nascita del GAL Terra d’Arneo per lo sviluppo rurale e la diversificazione dell’economia agricola.
Un noto sociologo, negli anni in cui muovevamo i primi passi, con le maniche rimboccate, scrisse “Il compito che incombe sul primo mondo (quello ricco) nel decennio prossimo venturo è quello di far quadrare il cerchio fra la creazione di ricchezza, coesione sociale e libertà politica. La quadratura del cerchio è impossibile; ma ci si può avvicinare, e un progetto realistico di promozione del benessere sociale non può avere obiettivi più ambiziosi”. Questa era la grande ambizione che ha guidato Franco e la sua squadra negli anni di governo: una forte mano a chi stava indietro avrebbe prodotto, senza dubbi ed esitazioni, un passo in avanti di tutti … avanti insieme.
Oggi, mentre spolveriamo questo ricordo, scolpito di segni mai usurati dal tempo, per tirarlo a lucido e renderlo ancor più vivo, pensiamo a lui, a Franco, in un modo più speciale del solito, e ci piace immaginarlo seduto dietro quella scrivania, con il suo giaccone incollato come una seconda pelle, gli occhiali in punta di naso per una rituale e indaffarata messa a fuoco di carte e numeri, gli occhi liberi di guardare in tutte le direzioni, con le sue guance arrossate di gioia, ansia e fatica, l’agenda aperta e la inseparabile Montblanc nera tra le mani che con un sorriso appena accennato, ma di luminosa espressività, ci saluta, saluta il suo popolo, la sua comunità. Grazie Sindaco, grazie ancora carissimo Franco, ancora grazie, da tutti noi.
Angelo Metrangolo
Esperto in politiche di sviluppo locale
già assessore ai Servizi sociali
delle Giunte Palazzo
Esperto in politiche di sviluppo locale
già assessore ai Servizi sociali
delle Giunte Palazzo




