LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (pag. Le/X – 12 luglio
VEGLIE – Cadono le accuse, “il fatto non sussiste”
Minacciò il pensionato con un’arma? Il giudice decide per l’assoluzione
VEGLIE – Accusato di minaccia aggravata con l’uso di armi, il giudice lo assolve con formula piena. Il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò, nei giorni scorsi ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, nei confronti di un vegliese accusato, nel luglio 2010, di aver minacciato un pensionato di Nardò a seguito di una lite per motivi economici. In quella circostanza un altro vegliese, congiunto del primo, fu coinvolto nella vicenda con l’accusa di omessa diligenza nella custodia di armi. Anche quest’ultimo è stato completamente assolto. Entrambi sono stati difesi dagli avvocati Francesco Milanese e Antonio Mazzeo.
Per i difensori “si è chiusa nel migliore dei modi una vicenda kafkiana in cui erano rimasti coinvolti due onesti cittadini, per una accusa che il Tribunale ha accertato essere del tutto infondata e per la quale, forse, con un po’ più di prudenza, non si sarebbe giunti ad un processo. La vicenda trae origine da una querela presentata ai Carabinieri di Porto Cesareo. Ricevuta la querela, i militari sequestrarono le armi, tra le quali quella che ritenevano fosse stata utilizzata nel fatto contestato, rilevando che le stesse, seppur regolarmente denunciate, erano custodite in un armadio non chiuso a chiave e altre in luogo non idoneo”.
I difensori, durante il dibattimento, hanno sostenuto e provato che non c’è stata la minaccia aggravata dall’uso di armi (un fucile) e che il reato contestato di mancata diligenza nella custodia di armi era insussistente. (r.f.)
Per i difensori “si è chiusa nel migliore dei modi una vicenda kafkiana in cui erano rimasti coinvolti due onesti cittadini, per una accusa che il Tribunale ha accertato essere del tutto infondata e per la quale, forse, con un po’ più di prudenza, non si sarebbe giunti ad un processo. La vicenda trae origine da una querela presentata ai Carabinieri di Porto Cesareo. Ricevuta la querela, i militari sequestrarono le armi, tra le quali quella che ritenevano fosse stata utilizzata nel fatto contestato, rilevando che le stesse, seppur regolarmente denunciate, erano custodite in un armadio non chiuso a chiave e altre in luogo non idoneo”.
I difensori, durante il dibattimento, hanno sostenuto e provato che non c’è stata la minaccia aggravata dall’uso di armi (un fucile) e che il reato contestato di mancata diligenza nella custodia di armi era insussistente. (r.f.)
