LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (pag. Le/V – 6 maggio 2014)
GUAGNANO – Il binomio storico dell’economia locale si arricchisce di un nuovo elemento
Quella terra un tempo consacrata al Negroamaro e agli uliveti
GUAGNANO – Vino e olio… ed ora anche insalata. Il binomio storico che in passato ha costituito la base portante dell’intera economia locale, si arricchisce di un nuovo fattore di crescita.
Un fattore arrivato al momento giusto, proprio quando i viticoltori e gli olivicoltori, sfiniti da anni e anni d’impegno senza adeguata remunerazione, hanno iniziato ad estirpare i vigneti, falcidiando il prezioso ed unico (perché presente quasi esclusivamente nel Salento), “alberello pugliese”, oppure sono stati fortemente tentati ad abbandonare centinaia e centinaia di ulivi secolari, magari per far posto ad infinite distese di pannelli fotovoltaici.
E che dire poi dello sterminio di tanti vigneti di uva cardinal, il prelibato prodotto da tavola un tempo orgoglio dei contadini guagnanesi? Secondo stime, in poco più di vent’anni, la produzione di uva cardinal sarebbe diminuita addirittura del 90 per cento (da 50mila quintali prodotti agli inizi degli anni ‘90 si sarebbe passati a circa 6mila quintali del 2013). Anche l’agricoltura deve piegarsi alla legge spietata dei mercati che ha imposto, nel caso dell’uva cardinal, l’abbandono della coltivazione di un prodotto gustoso ed eccezionale, ma troppo delicato per competere con altre uve da tavola con acini più resistenti e duraturi dopo il taglio dalla pianta. Alla “debacle” dell’uva cardinal potrebbe aver influito anche l’assenza di una struttura organizzativa-cooperativistica, capace di acquisire e distribuire il prodotto conferito da tanti piccoli coltivatori.
Fino agli anni settanta-ottanta, peraltro, l’agricoltura locale si caratterizzava anche per una considerevole produzione di tabacco, di grano e di barbabietola da zucchero. Ora rimane, oltre l’olio, soprattutto il vino. Stiamo parlando di ottimo vino, conosciuto in tutto il mondo. Guagnano, infatti, è nel cuore della zona di produzione del “Salice Salentino”, ovvero della più importante Dop della Puglia, ottenuta in prevalenza da uve Negroamaro. E quella di Guagnano, appunto, è considerata una terra d’eccellenza per la produzione di Negroamaro.
A partire dagli anni ’90, quando i coltivatori locali hanno cominciato a capire che era giunta l’ora di puntare alla qualità abbandonando la corsa alle grosse quantità produttive che servivano esclusivamente a tagliare i vini “nobili” del Nord e di molti Paesi europei, la tendenza a vendere esclusivamente sfuso si è, via via, ridimensionata.
Da allora, grazie alle scelte fatte dalle cantine locali che hanno proposto ai mercati prodotti ed etichette di alta gamma, si è cominciato a puntare più sull’imbottigliato, destinato in primo luogo all’estero. Accanto alla storica azienda vitivinicola “Taurino” e alla cantina cooperativa “Enotria”, man mano si sono aggiunte altre aziende, tutte nate grazie all’iniziativa di imprenditori locali. Si tratta delle cantine “Cantele”, “Lucio Leuci”, “Feudi di Guagnano”, “Emera” e “Antica masseria del Sigillo”. Insieme producono oltre 3milioni di bottiglie di vino Dop e Igp.
E così, dopo i successi ottenuti dalla produzione di vino di qualità, Guagnano oggi diventa anche distretto produttivo di ottima insalata.
Un fattore arrivato al momento giusto, proprio quando i viticoltori e gli olivicoltori, sfiniti da anni e anni d’impegno senza adeguata remunerazione, hanno iniziato ad estirpare i vigneti, falcidiando il prezioso ed unico (perché presente quasi esclusivamente nel Salento), “alberello pugliese”, oppure sono stati fortemente tentati ad abbandonare centinaia e centinaia di ulivi secolari, magari per far posto ad infinite distese di pannelli fotovoltaici.
E che dire poi dello sterminio di tanti vigneti di uva cardinal, il prelibato prodotto da tavola un tempo orgoglio dei contadini guagnanesi? Secondo stime, in poco più di vent’anni, la produzione di uva cardinal sarebbe diminuita addirittura del 90 per cento (da 50mila quintali prodotti agli inizi degli anni ‘90 si sarebbe passati a circa 6mila quintali del 2013). Anche l’agricoltura deve piegarsi alla legge spietata dei mercati che ha imposto, nel caso dell’uva cardinal, l’abbandono della coltivazione di un prodotto gustoso ed eccezionale, ma troppo delicato per competere con altre uve da tavola con acini più resistenti e duraturi dopo il taglio dalla pianta. Alla “debacle” dell’uva cardinal potrebbe aver influito anche l’assenza di una struttura organizzativa-cooperativistica, capace di acquisire e distribuire il prodotto conferito da tanti piccoli coltivatori.
Fino agli anni settanta-ottanta, peraltro, l’agricoltura locale si caratterizzava anche per una considerevole produzione di tabacco, di grano e di barbabietola da zucchero. Ora rimane, oltre l’olio, soprattutto il vino. Stiamo parlando di ottimo vino, conosciuto in tutto il mondo. Guagnano, infatti, è nel cuore della zona di produzione del “Salice Salentino”, ovvero della più importante Dop della Puglia, ottenuta in prevalenza da uve Negroamaro. E quella di Guagnano, appunto, è considerata una terra d’eccellenza per la produzione di Negroamaro.
A partire dagli anni ’90, quando i coltivatori locali hanno cominciato a capire che era giunta l’ora di puntare alla qualità abbandonando la corsa alle grosse quantità produttive che servivano esclusivamente a tagliare i vini “nobili” del Nord e di molti Paesi europei, la tendenza a vendere esclusivamente sfuso si è, via via, ridimensionata.
Da allora, grazie alle scelte fatte dalle cantine locali che hanno proposto ai mercati prodotti ed etichette di alta gamma, si è cominciato a puntare più sull’imbottigliato, destinato in primo luogo all’estero. Accanto alla storica azienda vitivinicola “Taurino” e alla cantina cooperativa “Enotria”, man mano si sono aggiunte altre aziende, tutte nate grazie all’iniziativa di imprenditori locali. Si tratta delle cantine “Cantele”, “Lucio Leuci”, “Feudi di Guagnano”, “Emera” e “Antica masseria del Sigillo”. Insieme producono oltre 3milioni di bottiglie di vino Dop e Igp.
E così, dopo i successi ottenuti dalla produzione di vino di qualità, Guagnano oggi diventa anche distretto produttivo di ottima insalata.
Rosario Faggiano
Articolo pubblicato in “Lecce primo piano” nell’ambito di un servizio, curato da Daniela Pastore e Rosario Faggiano, comprendente anche i seguenti articoli:
- Le insalate made in Salento approdano a Piazza Affari;
- “Un grosso salto di qualità per l’indotto del territorio”;
- “Jentu”, un brillante mare verde di radicchi, indivie e lattughe.

